Dario Buttazzoni

 

Si avvicina alla fotografia all’inizio degli anni ottanta influenzato dalla visione delle immagini dei grandi maestri e incuriosito dalla possibilità di poter rappresentare in maniera autonoma e personale la realtà e l’immaginazione, sia cogliendo l’emotività del momento sia elaborando il proprio istinto attraverso il mezzo fotografico. Sostanzialmente autodidatta procede allo studio di un proprio percorso prima tecnico e in seguito espressivo al fine di trovare una propria identità. Tuttavia, in seguito al mancato ottenimento dei risultati auspicati, frustrato dagli scarsi e insoddisfacenti prodotti ottenuti, abbandona ben presto la fotografia. Intorno alla metà degli anni novanta riprende l’attività partecipando ad alcuni corsi organizzati dal Circolo Fotografico Friulano, intraprendendo un percorso di perfezionamento tecnico e di elaborazione del linguaggio fotografico ed entrando in contatto con alcuni fotografi che segneranno profondamente la sua concezione della disciplina fotografica. Nello stesso periodo frequenta inoltre attivamente alcuni laboratori di fotografia di territorio, con esposizione e pubblicazione dei lavori realizzati.
Predilige il colore ma non disdegna il bianco e nero che impiega in lavori di reportage e di paesaggio. In fase di ripresa utilizza attualmente la tecnica digitale ma non ha abbandonato definitivamente quella analogica che continua ad utilizzare nello sviluppo di alcuni progetti.
Nelle sue immagini si riscontra una costante ricerca di armonia compositiva che si rivela attraverso un equilibrio a volte di forme, a volte di colori. Equilibrio che molte volte, si manifesta attraverso la forma del contrasto, nella convivenza fra razionalità e istinto e fra rigore ed emotività. I contenuti rivelati sono dunque equilibrio e opposizione: tra antico e contemporaneo, tra colori tenui e toni accesi, tra elementi del paesaggio naturale e i segni stridenti del passaggio dell’uomo. Nello stesso tempo le sue immagini offrono allo spettatore molteplici possibilità di lettura e interpretazione grazie anche alla ambigua raffigurazione della realtà pur rivelando la predilezione per una dimensione di essenzialità e rigore che si rivela attraverso l’attenzione a cogliere l’essere e l’accadere spazio-temporale di ciò che è rappresentato nell’immagine.
È attualmente presidente del Circolo Fotografico Friulano con il quale collabora da oltre vent’anni, nell’allestimento di esposizioni, organizzazione di incontri, lavori di ricerca e documentazione, corsi, pubblicazione di libri.

dario.buttazzoni@gmail.com

 

da: giallo napoli

CFF IN ITINERE n. 1

 

Parthenope

“Parthenope non è morta, Parthenope non ha tomba, Ella vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. È lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene, … quando vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante, quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate è la sua voce che le pronunzia, quando un rumore di baci indistinto, sommesso, ci fa trasalire, sono i baci suoi, quando un fruscio di abiti ci fa fremere è il suo peplo che striscia sull’arena, è lei che fa contorcere di passione, languire ed impallidire d’amore la città. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non muore, non ha tomba, è immortale… è l’amore.”

Matilde Serao

Extraflowers

 

«Per avere pensieri originali, straordinari, forse immortali, è sufficiente estraniarsi dal mondo e dalle cose per certi momenti in modo così totale che gli oggetti e i processi più ordinari appaiano assolutamente nuovi e ignoti, sicché in tal modo si dischiuda la loro vera essenza.
Quel che si richiede qui non è qualcosa di difficile; ma non è assolutamente in nostro potere ed è appunto l’operare del genio.»

(Arthur Schopenhauer – Parerga e Paralipomena, 1851)

 

Cose, oggetti comuni, esseri viventi nella loro quotidianità patiscono il proprio vivere ordinario e si confondono nelle stagnanti acque del banale, del già visto, del già ascoltato e perciò non più considerato degno di attenzione. Nella solitudine dei propri pensieri, nella calma del proprio sguardo, nell’intimità della propria anima, a volte, i versi di qualche poesia, la melodia di qualche canzone, il pensiero rivolto a qualcuno che ci è caro o l’osservazione della natura ci dimostrano che invece anche le cose che diamo per scontate, gli oggetti che riteniamo insignificanti, gli animali, le piante che vediamo da sempre possono rappresentare qualcosa di straordinario, soprattutto se siamo in grado di ascoltare con orecchie diverse, osservare con occhi mondati, sentire con cuori redenti.
Così la intrinseca straordinaria bellezza dei fiori si trasfigura, dilata i propri colori per astrarsi dal proprio aspetto previsto e produrre delle visioni altre, sconosciute, straordinarie appunto, poiché non mediate dallo sguardo quotidiano, dal confortevole e prudente vivere di piccole convenzioni e convinzioni.
I contorni sfocati, i colori privati della loro naturale brillantezza vorrebbero indurci a ristabilire un ordine, una evidenza. Viceversa ci costringono alla fatica, ci inducono ad annullare il nostro folle desiderio di omologare la visione, ci invitano a cogliere la difformità della realtà, a destrutturarla, ricostruirla, donare ad essa la possibilità di essere osservata con occhi non ordinari.

Dario Buttazzoni (aprile 2018)

Expo – Feeding (part of) The Planet

Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita!
Con questo eclatante, ma anche pedissequo e controverso slogan, si è presentato l’Expo di Milano 2015.
Un urlo sfavillante che, oltre a proporre il tema delle necessità primarie, si è sviluppato tra cultura, tradizione e tipicità territoriali, ma che è spesso scivolato anche nella sagra dell’edulcorata ed attraente falsità.
In questo scenario si è mosso con attenzione l’occhio tagliente di Dario Buttazzoni.
Consapevole che la fotografia sia anche un fantastico strumento di verosimiglianza, Dario ha scomposto la realtà per ricostruire degli spazi in cui l’equilibrio è creato da ambigue compresenze.
O se vogliamo, per rimanere su un linguaggio culinario, in coerenza con la “kermesse” milanese, si potrebbe anche dire che il suo sguardo ha affettato, frullato e tritato il mondo dell’Expo, per restituirci delle saporite pietanze visive.
La lama affilata della sua affettatrice taglia, con sovente precisione, la visione in parti che dialogano fra loro, producendo dubbi speculari tra vero e simile.
Qual è il padiglione “vero” e quale quello riflesso nello specchio? E in quali spazi vivono la capra fotografata e le vicine persone legate a lei anche da casuali analogie dinamiche? E poi, dove finisce l’erba reale e dove inizia quella riflessa, che, stranamente, sembra nascere da un oscuro punto di profondità?
Ma l’ingrediente più raffinato dello chef Dario è quel mistero attraverso il quale riesce a legare tutti gli elementi fra loro, regalandoci similitudini e dipendenze sorprendenti.
E così, un frammento di figura umana si unisce, nel suo cammino, con i colori delle ordinate geometrie di sedie e tavolini. E, un tritato di variopinte persone e arredi gialli, accompagna un freddo contorno di foglie verdi.
Buon appetito, verrebbe da dire!
Se non fosse che, queste fotografie, richiamano nelle nostre menti anche il desiderio per un viaggio intimo e curioso.
Come quello di Alice nel Paese delle Meraviglie che, prendendoci per mano, ci esorta a esplorare i filosofici spazi del pensiero.
“Oh, come sarebbe bello se potessimo entrare nella Casa dello Specchio! Sono sicura che ci sono tante belle cose là dentro! Facciamo finta che ci si possa entrare. Facciamo finta che il vetro sia morbido come un velo e che lo si possa attraversare…”

Franco Martelli Rossi (dicembre 2016)

Il Confine Del Mare

Dal 1994 al 1997 il Circolo Fotografico Friulano ha realizzato una ricerca fotografica sul territorio costiero del Friuli Venezia Giulia, un lungo viaggio dalle foci del Tagliamento al confine di stato di San Bartolomeo, nei pressi di Muggia, attraverso lagune, spiagge, scogliere e centri abitati.
Nove differenti e dissimili sguardi hanno indagato questo spazio irregolare e mutevole, condiviso impegno, ricordi e suggestioni, dato luogo a discussioni, anche tecniche, sulle immagini, e infine prodotto un lavoro conclusosi con una mostra e la pubblicazione di un libro.
Durante questo percorso, grazie anche e soprattutto a pregevoli “maestri”, ho potuto cominciare a costruire un percorso di studio, di edificazione di una propria intima concezione dell’immagine e dei suoi contenuti sia concreti che poetici. In queste fotografie sono dunque rappresentate visioni di architetture, manufatti, spazi dilatati e abbandonati, persone, visioni che trascendono la mera rappresentazione del soggetto fotografato e si trasformano in raffigurazioni che a volte danno conferma dello spazio e dell’identità dei luoghi a volte danno corpo a visioni oniriche o suggestioni recondite offerte alla visione e interpretazione dello spettatore. Sono immagini lontane dall’eclatante effetto cartolina ancorché ricche di colori saturi e contrastati, sono piuttosto immagini che vogliono essere lette con la mente e con il cuore.
Nota tecnica a margine: le immagini sono suddivise fra quelle che sono divenute parte del progetto e quindi dell’esposizione e della pubblicazione e quelle, più personali, frutto di una propria ricerca realizzate a margine dello stesso.

Dario Buttazzoni (giugno 2023)

Il confine del mare – outtakes

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