UDINE IN LUCE
Fotografare la letteratura
TITO MANIACCO Figlio del secolo
FABRIZIO TONEATTO Fotografie
LA BANDA
Quella divisione per bande, capillarmente e maniacalmente territoriali, fino al vicolo tale, ma solo da lato destro e via dicendo, era la sola forma di organizzazione sociale che i ragazzi diciamo proletari, con la parola forse desueta ma sicuramente concreta nella sua discriminazione di classe, conoscevano.
[ … ]La banda aveva i suoi riti, i suoi misteri, i suoi giochi, essa non poteva far altro che comportarsi come una società segreta del tutto priva di mezzi di organizzazione, [ … ]
IL GIOCO, GIOCHI NUOVI
Ancor più difficile è il vecchissimo gioco contadino detto pindul-pandul, e infatti le strette della città mal sopportano quei proiettili veloci che possono rompere in qualunque momento un costosissimo vetro. Gli elementi di questo gioco si fanno con nulla, qualche manico di scopa ridotto a bastone e la sua parte accorciata, non più lunga di una spanna grande, trasformata, con l’appuntimento delle due estremità, in due coni rozzamente incisi. Si colpisce con il bastone la parte appuntata, e quindi in bilico poi, quando il pandul si solleva, si cerca di colpirlo al volo e di spedirlo il più lontano possibile.
I NUOVI VILLAGGI
Nel momento in cui, dopo la seconda guerra mondiale, verso gli anni 50, attraverso la rapina fraudolenta del territorio e il sacco urbanistico esercitati con il massimo cinismo, il massimo disprezzo della democrazia reale, il proletariato urbano, i piccoli commercianti, i piccoli artigiani, i falegnami, i fabbri, e i lavoratori d’infiniti mestieri che pullulavano nei borghi, cardatori di crine da materasso, stramazârs, piccoli tintori, tentôrs, tipografi, stampadôrs, barbieri, quelli che avevano le più svariate e fantasiose bottegucce, tutti furono espulsi da quel centro storico che rendevano vivo.
SUL FAR DELLA SERA
Si accendevano le luci di una città senza più oscuramento, senza più pattuglie minacciose, e le ombre viola dei passanti si delineavano, s’allungavano e s’accorciavano man mano che i radi lampioni e le lampadine fioche, dondolanti lungo i fili in mezzo alla strada, le accompagnavano.
Il brusio della città non si spegneva. Nessuno aveva più paura e, ognuno, a modo suo, ne approfittava…
RINOMATA PIZZERIA UDINESE
Le osterie che riesco a intravedere sono soggette al punto di vista dal basso che gli occhi, a quell’età, dovevano per forza esercitare. Non colgo infatti la grande visione d’insieme che si ha, sia pure senza avvertirne l’importanza stando in piedi accanto al banco con tutta la prospettiva che la smisurata grandezza dei locali d’allora determinava, né colgo l’ora giusta, che è, naturalmente quella che va da mezzogiorno all’una o alle due e quella più consona, dalle sei fino a notte, scaglionata in settori sociali, d’età e di stato anagrafico. È insomma un’osteria più detta che vissuta. Quando mi allungo e raggiungo con i mie gomiti il bancone sono già giovane e solo o in compagnia di amici e il nonno, il nonno lo ho lasciato dietro a me da un pezzo.
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